Sabato sera nel corso di Inter-Atalanta abbiamo assistito ad una grande lezione di calcio e il merito non è certo della squadra dell’Inter ma di quella allenata da Gasperini.

L’Atalanta è un vero spettacolo, vederla giocare ti riconcilia con il gioco del calcio, ti restituisce il diritto di sognare che una squadra di provincia possa ambire a vincere uno scudetto, qualcosa che per tanti anni (troppi) è stato semplicemente impensabile. Probabilmente con il budget speso dall’Inter per acquistare Romelu Lukaku l’Atalanta riesce a farci tutta la stagione, pagando l’ingaggio a tutta l’intera rosa, magazzinieri e massaggiatori compresi. Gasperirini è un maestro di calcio che a Bergamo ha trovato l’ambiente idoneo per mettere in atto la sua filosofia calcistica. Ieri sera il dominio dell’Atalanta è stato a tratti imbarazzante. La squadra di Antonio Conte deve ringraziare Handanovic che si è trasformato in Babbo Natale, a feste ampiamente terminate, parando un calcio di rigore che a quel punto sarebbe stato decisivo. Poi deve anche andare a baciare i legni della porta difesa da Handanovic sui quali si sono stampati i tiri che avrebbero permesso a Gomez e compagni di portare a casa una vittoria sacrosanta. La Dea fa possesso palla, scambi veloci e continue verticalizzazioni, lo fa talmente bene da mettere difficoltà chiunque, anche l’Inter dei super ingaggi che esce ridimensionata da questo confronto. Che dire della squadra di Conte? Anche ieri sera catenaccio d’altri tempi, sembrava una versione rivista e corretta del “palla lunga e pedalare” tanto cara a Nereo Rocco. Lanci lunghi verso il gigante buono Lukaku, e contropiede per sfruttare l’abilità e la rapidità di Lautaro Martinez. La squadra di Gasperini ha costruito gioco nascondendo per lunghi tratti il pallone agli avversari, qualcuno a fine gara è andato a chiedere di che colore fosse. Venerdì mattina molti quotidiani hanno dedicato almeno una pagina ai 60 anni di  «Tutto il calcio minuto per minuto». Era il 10 gennaio 1960 quando iniziava la magia di questa trasmissione radiofonica che ha tenuto per anni incollati alle radio milioni di italiani. È scesa la lacrima, per me sono ricordi indelebili ed emozionanti, il calcio era ancora poesia, aveva qualcosa di magico che il professionismo esasperato ha distrutto, tra procuratori, calciatori con ingaggi folli, presidenti senza scrupoli e, soprattutto, le televisioni. Fino agli anni 80 squadre come il Cagliari, la Fiorentina, il Verona e il Torino (tanto per citarne qualcuna) vincevano a volte lo scudetto. Succedeva perché il gap con le strisciate (Juve, Inter e Milan) veniva annullato da nuove idee, sacrificio e lavoro; trovavano l’annata giusta e si facevano beffe delle grandi. Poi accadevano cose oggi impensabili, come quando Gigi Riva si rifiutò di essere ceduto alla Juventus: l’avvocato Agnelli stravedeva per lui (non era l’unico) e si presentò con l’assegno in bianco dal presidente del Cagliari, avrebbe fatto lui la cifra. Riva andò dal suo presidente dicendogli che in caso di cessione alla Juventus, o a qualsiasi altra squadra, avrebbe smesso di giocare; la sua vita calcistica sarebbe stata al Cagliari o da nessun’altra parte del mondo. Ancora oggi ad un tifoso del Cagliari se nomini la parola magica Gigi Riva gli vengono i lucciconi agli occhi. Ho fatto questo piacevole viaggio all’indietro perché l’Atalanta di Gasperini mi ha restituito il diritto di sognare un calcio che ci è stato rubato, quello che fa vincere la squadra tecnicamente meglio organizzata e non quella che ha gli ingaggi più alti e la rosa piena zeppa di calciatori che somigliano più a divi di Hollywood. La sapete qual è stata la reazione di Antonio Conte dopo la lezione di calcio che gli è stata impartita ieri sera dal maestro Giampiero Gasperini? Ha chiesto alla società rinforzi dal mercato di gennaio. Non ci sarebbe altro da aggiungere se non che spero con tutto il cuore che l’Atalanta faccia il miracolo di vincere il campionato, ne ha già fatto uno passando il turno di Champions, quello che non è riuscito all’Inter di Conte.